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Le occlusioni vascolari dell’occhio si possono verificare quando è ostruita la circolazione retinica con conseguente interruzione del flusso sanguigno. Il blocco viene definito trombosi retinica; si possono identificare principalmente due tipologie:

  • occlusioni arteriose
  • occlusioni venose

Eventi trombotici si possono presentare anche nelle occlusioni del circolo cilio-coroideale e nella neuropatia ottica ischemica anteriore.

Il blocco della circolazione retinica determina la formazione di emorragie retiniche, frequentemente associate a sviluppo di aree ischemiche (scarsamente irrorate) e/o di edema maculare. Tali eventi occlusivi acuti si presentano più frequentemente in un solo occhio, sebbene non siano rari i pazienti colpiti bilateralmente, il più delle volte in tempi diversi.

Le occlusioni vascolari retiniche possono essere divise, in base al sito d'occlusione, in centrali e di branca.  

 

L’occlusione dell’arteria centrale retinica (OACR) è considerata un’emergenza oculistica in quanto è sufficiente un’interruzione dell’afflusso di sangue arterioso alla retina per pochi minuti per causare danni irreversibili. Il sintomo principale è la perdita improvvisa della vista, senza alcun dolore e talvolta preceduto da episodi di amaurosi fugace.

All’esame del fundus oculi si può apprezzare un marcato assottigliamento delle arterie, emorragie a scheggia peripapillari, uno sbiancamento ischemico della retina più evidente al polo posteriore ed una macchia rosso ciliegia. Dopo circa un mese dall'evento acuto, lo sbiancamento retinico non è più apprezzabile, il nervo ottico appare pallido e possono formarsi circoli arteriosi peripapillari di compenso.

La prognosi nel caso di occlusione dell’arteria centrale retinica è negativa poiché la vista è compromessa in modo grave e permanente, a meno che non sia presente un'arteria cilioretinica che irrori la regione maculare o l’occlusione sia solo di branca e non coinvolga la regione maculare. Se la diagnosi è tempestiva ed il danno ischemico non è insorto da più di 10-20 minuti si possono adottare due provvedimenti terapeutici in modo da tentare di favorire la migrazione dell'embolo: il massaggio del bulbo oculare, o nel far respirare per alcuni minuti il paziente in un sacchetto di plastica per indurre un'ipercapnia e quindi una vasodilatazione retinica.

Dal punto di vista farmacologico purtroppo non esistono terapie efficaci pertanto in questa situazione la prevenzione gioca un ruolo importante.

 

 

Occlusione di branca arteria centrale retinica

 

Nel caso di occlusione della vena centrale retinica (OVCR) non è presente sintomatologia dolorosa, all’esame oftalmoscopico le vene appariranno notevolmente congestionate; l’aspetto della retina, oltre a risultare pallido, sarà edematoso e caratterizzato dalla presenza di emorragie.

Le OCVR si possono suddividere in forme edematose, forme ischemiche e forme miste.

La prognosi visiva finale nei pazienti affetti da OVCR è legata all’entità dell’insulto vascolare, alla sede dell’occlusione e di conseguenza al territorio retinico interessato. La comparsa di un danno ischemico rappresenta ovviamente un segno prognostico sfavorevole.

All'esame oftalmoscopico si osservano emorragie retiniche, solitamente a fiamma che possono coninvolgere tutta la retina (occlusione centrale della vena retinica) o essere confinate al settore di irrorazione del ramo venoso coinvolto. I possibili segni ischemici compaiono più tardivamente e consistono in noduli cotonosi ed edema maculare. La neovascolarizzazione retinica, che può sfociare anche nel glaucoma neovascolare, si sviluppa raramente ed è strettamente correlata con l'estensione delle aree ischemiche.

 

 

Occlusione vena centrale retinica

 

La diagnosi è affidata all’esame del fondo oculare, alla fluorangiografia per evidenziare eventuali zone ischemiche e all’OCT nel caso di edema maculare.

Nelle forme ischemiche la fotocoagulazione laser precoce é indicata allo scopo di prevenire il glaucoma neovascolare. Nelle forme edematose Il trattamento laser deve essere attuato in caso di interessamento del polo posteriore e deve essere iniziato dopo 3-6 mesi dall’insorgenza.

Nei casi di insuccesso della terapia laser fotocoagulativa nel corso degli ultimi anni si possono utilizzare con successo le iniezioni intravitreali di cortisonici, o di antiVEGF in grado di ridurre rapidamente l’edema e permettendo di ripetere il trattamento laser con maggiori possibilità di successo.

 

Terapia medica

E’ importante eseguire un esame cardiovascolare completo ed ecodoppler TSA (tronchi sovraortici). Si prescriveranno sempre degli antiaggreganti per fluidificare il sangue ed evitare altre trombosi venose che potrebbero verificarsi  nell’altro occhio, nel cuore (infarto) o nel cervello (ictus).